La Moda degli anni '70










GLI ANNI ‘70: LA CONTROMODA
 ANALISI SOCIALE
Gli anni Sessanta si chiudono con la crisi scaturita tra vecchie e nuove generazioni, evidenziata da movimenti di contestazione che mettono in discussione tutta la struttura sociale. Dal 1968 la fase contestataria si protrae negli anni Settanta e a questa si associano preoccupanti segni di recessione economica e industriale, con la crisi energetica (provocata dalla guerra del Kippur) che culmina nel 1974. La guerra del Kippur, anche conosciuta come del Ramadand'Ottobre o guerra arabo-israeliana, fu un conflitto compreso all'interno dei confini arabo-israeliani.
In tutto il mondo occidentale cresce l’attivismo politico di alcune categorie, tra le quali il movimento femminista che esorta le donne a liberarsi dalla sottomissione ai valori propri della società maschilista. La rivolta femminile, induce moltissime donne a bruciare i reggiseni nelle piazze e a rifiutare l’immagine della “donna oggetto” rinunciando a depilarsi, truccarsi e ad indossare abiti attillati e provocanti. A partire dalla metà del decennio, subentra un clima di stanchezza, di impotenza nei confronti dei conflitti sociali e tutto ciò provoca forme di disimpegno e individualismo. Per molti è il momento di dedicarsi al proprio corpo e al divertimento in discoteca. La moda di praticare sport comporta l’impiego di un particolare  tipo di abbigliamento che comprende tute, body, calzamaglie e scaldamuscoli. Ben presto lo stile sportivo influenza sia l’abbigliamento quotidiano, sia quello da sera. Nella musica giovanile si impone il glam-rock, tuttavia, il generale clima di crisi è evidenziato da sintomi di profondo disagio esternato dal movimento punk che nasce in Inghilterra verso la metà del decennio e che esprime una carica sovversiva e dissacratoria attraverso l’abbigliamento, l’aspetto esteriore, il linguaggio e la musica.
 ANALISI DEL COSTUME
In questo periodo di profondi cambiamenti, anche la moda risente del clima di contestazione, di ribellione rispetto ad una società preda dell’industrializzazione sempre più selvaggia, che prelude a un progresso fine a se stesso e relega in secondo piano la sfera emotiva degli individui. Gli anni Settanta anche nella moda si presentano quindi all’insegna della complessità e dell’eclettismo degli stili. Escludendo un certo tipo di abbigliamento adatto allo sport e alla discoteca, caratterizzato da colori sgargianti e fibre sintetiche elastiche, adatte a mettere in evidenza il corpo, gli anni Settanta non creano un nuovo stile. La novità del decennio consiste semmai nel fatto che non esistono più differenze tra l’abbigliamento da giorno e quello da sera: entrambi devono essere meno formali e improntati alla massima praticità. All’inizio del decennio continuano le tendenze che si sono affermate alla fine degli anni Sessanta, contemporaneamente si concretizzano in modo sempre più palese i fenomeni di contro moda, i quali culmineranno con lo stile punk e di moda povera. Di fondamentale importanza si rivela, a questo riguardo, lo stile hippy, cui sono affiancati una vena nostalgica che recupera spunti creativi e citazioni da epoche precedenti o da diverse culture (particolarmente amate quelle del sud America e dell’Asia).  In Inghilterra furoreggia lo stile country, una delle più importanti esponenti è Laura Ashley.
Emerge una maggiore attenzione nei confronti dell’ambiente e della natura. Gli stilisti adottano materiali grezzi, in particolare lane nelle tinte naturali, pelle, cotone e seta. Gli abiti lavorati a mano, all’uncinetto, sono reclamizzati su varie riviste, tuttavia anche nel pret a porter in Italia con Missoni la maglieria raggiunge livelli di impareggiabile maestria.  In generale persiste la mini gonna, cui si affiancano gli shorts da portare con sandali o calzature con zeppa. La moda giovanile assume i jeans, il denim diventa di gran moda e vengono prodotte camicie, soprabiti, gilet, giacche, borse, mini shorts e calzature. Nel clima libero degli anni Settanta ciascuno personalizzava i propri jeans: gli hippy li ricamavano e rattoppavano, i cantanti del glam rock e i loro fans li ricoprivano di paillettes. Anche gli stilisti scoprono il denim e lo firmano: non soltanto Fiorucci che produce esclusivamente moda giovane ma anche Calvin Klein e Cardin. Il sistema della moda si adatta alle nuove esigenze ed evidenzia l’aspetto della personalizzazione del prodotto affidato allo stilista, accentuando e curando in modo particolare il dato comunicativo: sempre più viene privilegiato il contenuto estetico, il gusto e l’immagine. E’ il momento dell’Italian Look, Milano diventa una delle capitali del pret a porter internazionale e gli stilisti italiani come Versace, Armani, Ferrè, solo per citarne alcuni, non soltanto possono competere alla pari con i francesi e gli inglesi, ma sono chiamati a collaborare col cinema, col teatro, col mondo dello spettacolo in genere. Negli anni Settanta numerose case di moda ormai in difficoltà con la produzione di haute couture, con lo stesso marchio, oltre alla produzione di pret a porter, avviano la commercializzazione di accessori, profumi e prodotti d’arredamento, tutti oggetti alla portata di un più vasto mercato, che garantisce loro un apporto finanziario utilissimo per continuare l’attività.
LA MODA NEGLI ANNI ‘70
Negli anni Settanta la moda predilige un tipo di eleganza essenziale, incentrata su pochi capi da abbinare agevolmente: giacca di tweed, pantaloni, gonne al ginocchio, camicette eleganti, maglie di lana. Tra i giovani contestatori, l’abbigliamento ha ormai assunto la funzione di connotare l’appartenenza ad una precisa fascia sociale, non più a distinguere i sessi. Si manifesta il desiderio di immedesimarsi con la natura. Gli abiti, caratterizzati da linee morbide (con elastici che trattengono le maniche al gomito o ai polsi), sono realizzati in tessuti come il jersey di seta, il crepe de Chine o crepe Marocain, dai colori tenuti e sfumati. Questo tipo di abbigliamento è completato da sciarpe, foulard, scialli, mantelle e cappe sovrapposte a gonne, abiti e pantaloni. Nell’alta moda si fa strada un nuovo desiderio di eleganza manifestato tramite la ricerca di accostamenti insoliti, che trovano la migliore espressione nel patchwork  per creare indumenti variegati. I dettagli diventano visibili, furoreggiano volants, piegoline, ruches, motivi a nervature. Il floreale invade tessuti stampati e accessori, creando un eccesso di decorativismo. Il 1972 si conferma come l’anno del recupero dei trend romantici e folkloristici. Tra gli stilisti italiani si distingue Valentino, che interpreta in modo magistrale il ritorno al romantico, realizzando abiti in chiffon e pizzo col “vitino di vespa”. A partire dal 1973 cominciano ad affermarsi i tagli ampi, questo trend troverà maggiore conferma qualche anno più tardi, con la moda dei larghi camicioni. Nel 1975 in Francia Yves Saint Laurent propone per la donna, capi d’abbigliamento maschile, come il famoso tailleur pantalone. In Italia, Armani presenta la sua prima collezione da donna caratterizzata da un’immagine di finta trascuratezza in cui gli abiti sono portabili in qualunque occasione della giornata. Armani non si limita a progettare semplicemente abiti, ma moda, cioè atteggiamenti e modelli di comportamento. Contemporaneamente gli stilisti americani Ralph Lauren e Calvin Klein presentano linee classiche informali e sono tra i primi stilisti a firmare i jeans. La moda ora interpreta i jeans con modelli a vita a bassa, a campana, con pinces, con risvolto e perfino con piega stirata. Adatti per ogni occasione, i jeans sono spesso abbinati ad un classico blazer, anche dalle donne in carriera. E’ il momento dello stile casual, un modo di vestire non ufficiale, pratico e spigliato, di cui Ralph Lauren è uno dei massimo rappresentanti. Nel 1977 l’attrice Diane Keaton nel film Io e Annie di Woody Allen, indossa abiti maschili firmati da Ralph Lauren: giacche e pantaloni dalla linea ampia sono abbinati a camicia e cravatta, gilet e cappello in feltro. Questo inedito modo di mischiare i vari capi di abbigliamento diventa ben presto une vera e propria moda. Verso il 1975, la moda ufficiale si appropria delle linee ampie, che non segnano il corpo, provenienti dalla strada, adottate dai movimenti femministi sin dal 1973. A testimoniare le nuove tendenze folk tra il 1975 e il 1977, proveniente da Parigi, è di moda il camicione. Nella moda italiana, nella seconda metà degli anni Settanta si registrano importanti novità:  a Firenze nel 1975 prende l’avvio il Pitti Bimbo e Pitti Filati. Gianni Versace inizia a lavorare nel campo della moda dal 1972 e sale alla ribalta della moda internazionale, imponendosi per la capacità di interpretare in maniera personale, moderna e dinamica, il tema folk ripensato in chiave semplice e rustica per la stagione A/I 1976-77. Per la stagione successiva, lo stilista propone un abbigliamento di contrasti tra moda elegante e moda sportiva, tra materiali delicati come la seta e materiali aggressivi come la pelle.  Il fatto di ricorrere spesso ad accostamenti inusuali sarà un tratto costante e distintivo nello stile di Versace. La stagione 1977 decreta il trionfo delle linee casual. Armani introduce per la collezione P/E  di quell’anno la giacca destrutturata, che si rifà all’abbigliamento maschile, abbinata a gonne portate con cinture di cuoio, pantaloni, gilet e camicie con collo a listino. Nella stagione A/I  1977-1978 permane la tendenza della stagione precedente e affiora il gusto per le taglie abbondanti, visibili nei cardigan e nei blousons. Armani propone capispalla con spalle rialzate, completamente chiusi sul davanti, con qualche lieve arricciatura e spille. Il 1978 segna l’entrata sulla scena della moda internazionale di Gianfranco Ferrè, laureatosi in architettura, sin dall’inizio della sua carriera, lo stilista si impone per l’accuratezza delle forme raffinate, semplici e pulite, che anticipano il minimalismo. Per Ferrè le strutture dell’abito diventano una qualità estetica, il materiale è fondamentale ai fini della creazione dei volumi e dei loro rapporti con lo spazio. Intorno allo stesso periodo si affaccia la “musa del punk” Vivienne Westwood, attiva dal 1970 nel suo negozio di King’s road aperto assieme al musicista Malcom McLaren, dopo aver lanciato abiti in cuoio, catene e T-shirt con immagini scandalose, arriva all’apice della popolarità nel 1977, sull’onda del successo ottenuto dal complesso punk Sex Pistols.  Per la P/E 1979 le tendenze moda lasciano intravedere un ritorno al formalismo classico. Nel pret a porter si assiste ad un recupero di elementi classici ed eleganti come il plissè e all’imporsi dello stile navy-blu (cioè marinaro).  Gli anni ’70 si concludono con tendenze moda inclini al recupero di un modello di donna più maturo e femminile, che danno maggiore spazio all’abito anziché al corpo.
 IMMAGINI DEGLI STILI
Immagini varie per la comprensione degli stili degli anni ’70.
 IL LOOK: ACCESSORI, MAQUILLAGE E TESSUTI
Si può affermare che il look vincente degli anni Settanta predilige la naturalezza, anche se sul concetto di bellezza le posizioni divergono spaziando dall’ideale hippy di semplicità, all’artificiosità del glam, all’aggressività dei punk. La moda impone che il corpo sia sempre in primo piano: la minigonna e gli shorts scoprono le gambe e parte delle cosce, il nude look, le gonne lunghe prevedono spacchi vertiginosi, si lascia scoperto il midriff (la zona compresa dalla vita fin sotto il seno). L’attenzione quasi ossessiva per il corpo trova un riscontro in campo artistico con la body art.  Un aspetto rilevante è costituito dal trucco, che in alcuni casi, diventa esuberante al punto da contemplare anche tatuaggi e decorazioni corporee di vario genere: il colour-look. A parte le giovanissime, che amano sfoggiare capelli lunghi e lisci oppure capigliature “afro”, in generale le donne adottano acconciature di media lunghezza, con capelli frisè e mèches. Verso la metà degli anni Settanta, sono molto in voga le pettinature dal taglio scalato e dall’aspetto naturale ottenute col fon. Gli occhiali diventano un accessorio importante, con montature di grandi dimensioni con lenti degradè. Le calzature all’inizio del decennio hanno forme larghe e tacchi piuttosto massici, molto usata la pelle lucida. Intorno al 1974 si favorisce l’uso della zeppa, questo modello è particolarmente apprezzato abbinato alle gonne lunghe e ai pantaloni a zampa d’elefante. Nel 1976 in inverno sono di moda gli stivali alti in pelle verniciata. Un cenno meritano i tessuti maggiormente in voga negli anni Settanta. Nell’abbigliamento tradizionale i tessuti più usati sono il denim e un tessuto di cotone lavorato a tela a effetto garza,chiamato buratto.  Il denim spesso veniva trattato con il procedimento stonewashing, cioè lavato con pietra pomice, in modo da assumere un aspetto sbiadito. Il gusto retrò favorisce l’uso di fibre come il nylon, il lamè e il lurex, queste ultime apprezzate da chi segue la moda glam e da chi frequenta discoteche. Il tessuto Lycra conosce grande successo, aderisce al corpo, non si deforma, asciuga in fretta, il lycra diventa il tessuto per eccellenza con cui confezionare indumenti sportivi e per la discoteca.
 OLIVIERO TOSCANI E I JEANS JESUS
Tra i fotografi degli anni ’70,  in Italia si distingue Oliviero Toscani, che sin dall’inizio della sua carriera lavora con le più importanti riviste di moda. Toscani si caratterizza per la creazione di immagini molto personali, destinate ad altrettante importanti campagne pubblicitarie dell’industria della moda. E’ del 1972 la famosa campagna per i jeans Jesus e sempre immagini provocatorie ha proposto sia per Prènatal, sia per Fiorucci e per altri. Nel 1982 inizia la collaborazione con Luciano Benetton. Come responsabile del cambiamento del marchio da Benetton a United Colors of Benetton, ha utilizzato immagini impostate su un forte contenuto sociale, usando anche rappresentazioni scioccanti che hanno suscitato scalpore per i temi trattati: razzismo, aids, inquinamento, ecc.

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